Quanto accade in questi giorni a Londra con il caos che si sta creando sulle modalità e sui tempi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, o anche sull’ipotesi che questa uscita alla fine non ci sia proprio, conferma i danni che possono derivare da una visione confusa e distorta dell’Europa e del rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta. I nostri amici britannici sono arrivati sin qui perché ampia parte della loro classe dirigente ha inseguito un approccio contraddittorio e negativo rispetto all’Europa, cedendo di fatto a sentimenti euroscettici.

E ora?

Dopo il fallimento dell’accordo di recesso che era stato negoziato con Bruxelles e completato con un ulteriore accordo di interpretazione, il Parlamento britannico può adesso decidere se seguire la via di una rottura drammatica, il cosiddetto no deal, o chiedere una proroga della procedura di recesso dall’Unione, cioè l’articolo 50 di cui spesso si sente parlare al fine forse di arrivare a un nuovo accordo che permetta di restare nell’Unione doganale. Far parte dell’Unione doganale significa in sostanza sottostare a molte regole del mercato interno europeo, ma non alla libertà di circolazione dei cittadini, e soprattutto senza poterle decidere nel quadro delle procedure comuni. Di fatto, sarebbe una scelta deliberata di perdere sovranità, l’esatto opposto di quanto tanti oppositori dell’Unione Europea volevano raggiungere.

Pronti a ogni scenario?

Attenzione però: quanto accade a Londra ci riguarda molto da vicino. In primo luogo, perché nel Regno Unito risiedono moltissimi cittadini italiani, e vi lavorano tante aziende italiane o italo-britanniche. E poi perché i nostri rapporti culturali e politici, compreso nel settore della sicurezza, sono straordinariamente importanti e non possiamo rischiare che niente, nemmeno questa sciagurata Brexti, finisca per intaccarli. L’incertezza che una Brexit disordinata può causare sui mercati finanziari può indebolire la crescita economica europea, può creare tensioni che indirettamente potrebbero riguardare Paesi che come il nostro devono costantemente guardare agli sviluppi finanziari internazionali per finanziare il proprio debito. Non vogliamo dipingere scenari catastrofici, ma è bene essere consapevoli che ci troviamo in una situazione inedita e molto delicata per tutti. E’ indispensabile essere pronti a ogni scenario.

Salvaguardare il Parlamento europeo e la credibilità dell’Europa

Un impatto, gli sviluppi di questi giorni lo hanno anche sul funzionamento delle Istituzioni europee. Le elezioni europee hanno luogo dal 23 al 26 maggio nei diversi paesi dell’Unione. Come richiamato nella lettera del Presidente Juncker, prima delle elezioni dobbiamo avere la certezza se il Regno Unito sia dentro o fuori dal Parlamento europeo, dal luogo della sovranità democratica dei cittadini europei, non degli Stati membri dell’Unione. C’è quindi un tempo molto limitato per raggiungere eventualmente un nuovo accordo tra Londra e noi tutti ventisette paesi dell’Unione europea, per ratificarlo nel Parlamento europeo e nel parlamento britannico. Un tempo strettissimo per evitare un groviglio di norme magari realizzate all’ultimo secondo, magari inseguendo una sciagurata tattica negoziale volta a aumentare la pressione su tutto e tutti fino a un minuto prima della mezzanotte. Un tempo strettissimo per fare si che l’Europa e il suo quadro istituzionale e giuridico restino credibili agli occhi del mondo.

Mentre gli europei discutono di queste cose, cercando di non dividersi facendosi del male e ricreando vecchie frontiere, in queste settimane una sonda cinese è atterrata e sta studiando il lato più lontano della Luna. Nel 2019 sono le frontiere del futuro quelle da esplorare, non quelle del passato. Brexit è il dito a cui stiamo guardando, invece di guardare alla luna.