Il signoraggio è il reddito che da quando esiste la moneta (cioè da circa 3000 anni) i governi traggono dal diritto esclusivo di emettere moneta. Gli imperatori romani ci finanziavano le guerre e altre cose di cui ancora oggi ammiriamo le rovine. E via via proseguendo per tutta la storia, fino a quando, in tempi recenti, l’espansione dei mercati finanziari a livello internazionale ne ha limitato l’uso. Per forza di cose: uno stato non può approfittare, oltre un certo limite, del monopolio sulla moneta se i cittadini possono evitare di essere vessati trovando alternative a quella moneta. Naturalmente, il rischio di un uso smodato del signoraggio aumenterebbe di nuovo se prendessero piede le idee di chi vorrebbe “proteggere i confini nazionali” dai movimenti finanziari.

Il signoraggio ai tempi dell’euro

Nelle economie moderne, le banche centrali nazionali (tutte regolate dal diritto pubblico) emettono moneta che viene poi immessa nell’economia o sotto forma di prestiti alle banche commerciali o per l’acquisto di attività finanziarie, come i titoli di Stato, che rendono un interesse. Dalla differenza tra questi tassi di interesse e il costo derivante dall’emissione della moneta, le banche centrali traggono un guadagno: il signoraggio, appunto.

Oggi nell’area euro, è la Banca Centrale Europea (una istituzione dell’Unione europea, e quindi una banca pubblica) ad avere il potere esclusivo di emettere moneta, ma è la stessa BCE a distribuire i profitti derivanti dal signoraggio fra le banche centrali dei paesi membri dell’unione monetaria, in proporzione della loro quota nel capitale della Banca centrale europea. Tutte le banche centrali trasferiscono poi, con varie modalità, questo reddito ai rispettivi governi. Il profitto sul signoraggio italiano appartiene dunque ai governi in carica.

Cosa è successo dopo il divorzio tra Governo e Banca d’Italia?

Chi si interessa di storia potrebbe chiedersi cosa accadde in Italia nel 1981 con il cosiddetto divorzio tra Governo e Banca d’Italia. All’inizio degli anni ’80 l’inflazione superava il 20%, determinando una forte instabilità economica e sociale, con dure conseguenze per le famiglie più deboli. Continuare ad emettere moneta in una situazione di elevata inflazione avrebbe contribuito ad alimentare la crescita dei prezzi. Per questo motivo si sancì l’accordo fra governo e banca centrale che mise fine all’obbligo (ma non alla possibilità) di collocare titoli in emissione presso la Banca d’Italia. Cosa accadde dal punto di vista del signoraggio è “ben poco” perché contemporaneamente il governo si riservò il diritto di fissare il livello massimo dei tassi di interesse all’emissione. Questo evitò nel breve periodo movimenti incontrollati dei tassi, che comunque andavano aumentando in quei tempi in tutto il mondo.