Proprio quando aumenta in molti cittadini europei la preoccupazione e una certa dose di pessimismo sulle proprie condizioni, vale la pena osservare l’unicità del modello sociale europeo. Esso garantisce un vasto numero di diritti e di libertà su scala continentale e costituisce un patrimonio irrinunciabile anche per il futuro del lavoro e per il futuro dell’Unione europea. L’integrazione europea pone infatti le sue fondamenta nelle tradizioni giuridiche e sociali comuni agli Stati europei, si è evoluta parallelamente ad esse e deve contribuire oggi all’affermazione di un sempre più forte modello sociale. A dirlo sono anche i dati del progetto RescEU, attraverso il quale i cittadini di sette paesi europei, tra cui l’Italia, hanno indicato le loro priorità per il futuro dell’Unione. Il 61 per cento degli intervistati ha individuato proprio nella protezione sociale l’obiettivo principale di un’Europa più giusta e vicina ai suoi cittadini.

Il sostegno in caso di disoccupazione

Il database ILOSTAT dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro permette di indagare alcuni indicatori concernenti il livello di protezione sociale nei diversi paesi del mondo. Guardando ad esempio alla percentuale di persone che, una volta perso il lavoro e disoccupate, ricevono dallo Stato un sostegno economico, è possibile osservare che la copertura è decisamente più elevata in Europa rispetto al resto del mondo. Nei paesi dell’Unione europea si attesta infatti intorno al 50 per cento, mentre in paesi come gli Stati Uniti o la Russia, la percentuale di disoccupati coperti da un sussidio è rispettivamente al 27 e al 21 per cento, fino a scendere al 14 per cento nel modello cinese. Questo significa che in Europa garantiamo un maggiore, fondamentale sostegno a chi ha perso il lavoro, per fare in modo che chi attraversa questo momento di crisi non debba ridurre drasticamente il proprio standard di vita, abbia la possibilità di trovare una nuova occupazione e non si senta obbligato ad accettare qualunque condizione per sopravvivere.

La sicurezza sul luogo di lavoro

Per quanto attiene invece alle condizioni di lavoro, l’ILO riporta che il numero di incidenti non-fatali nell’Unione europea (1,8 per cento) è più alto rispetto agli Stati Uniti (1 per cento), mentre la Cina e la Russia non rendono disponibili i dati o riportano cifre inaffidabili. Tuttavia, quello che sembra un primato molto negativo, potrebbe in realtà indicare maggiori tutele. I dati si riferiscono infatti al numero di incidenti che è stato coperto dalle assicurazioni per gli infortuni sul lavoro. E visto che le leggi sugli infortuni in Europa coprono un maggior numero di fattispecie rispetto a quanto avviene dall’altra parte dell’Atlantico, ecco perché risulterebbero più incidenti nel territorio dell’Unione europea. Questa ipotesi sembra trovare conferme guardando al numero di incidenti fatali. Nei paesi dell’Unione ne avvengono purtroppo ancora in media 1,7 ogni 100.000 lavoratori, con un’incidenza maggiore nei Paesi dell’Europa orientale rispetto all’Europa occidentale. Un numero che interroga le coscienze e di fronte al quale non è possibile rassegnarsi, ma che è pur sempre la metà di quello negli Stati Uniti (3,4 per mille), un terzo di quello in Russia (6 per mille) e un quinto di quello in Cina (un drammatico 9,4 per mille).

I diritti dei lavoratori

La mappa dei diritti dei lavoratori realizzata con i parametri fissati dall’ITUC (Confederazione sindacale internazionale) rappresenta l’Unione Europea come un’isola “verde” per i diritti dei lavoratori, grazie ad una legislazione rigorosa e ad un’unione economica che ci permette di affrontare il mercato globale difendendoci dalla concorrenza sleale.

E sempre secondo l’ITUC, l’Unione europea non è soltanto lo spazio dove i diritti dei lavoratori sono meglio affermati, ma anche dove le tutele sono maggiormente rispettate. I paesi Ue registrano infatti meno della metà delle violazioni della Cina e un terzo in meno degli Stati Uniti.