La procedura per mettere a punto le prospettive finanziarie 2021-27, di cui fanno parte i fondi strutturali, è cominciata con la presentazione della proposta da parte della Commissione nel maggio 2018. Prevede una riduzione del 5% delle dotazioni relative alle politiche strutturali in seguito agli adattamenti di bilancio che devono essere realizzati in seguito alla prossima uscita del Regno Unito dall’UE.

La posizione del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha già manifestato la propria insoddisfazione proponendo un incremento delle spese pari al 16% per le politiche di coesione.

Il Consiglio dei ministri dovrà pronunciarsi a sua volta. La Commissione auspica in tempi brevi di concludere la procedura e dare inizio all’attuazione dei programmi. Generalmente si accumulano ritardi che producono sforamenti nella messa in opera.

Quali problematiche?

I principali problemi che si porranno, oltre la riduzione delle spese e la redistribuzione della quota del bilancio del Regno Unito sarà quello di mantenere e migliorare l’assetto delle attuali politiche strutturali come concepite a partire dal 2013 dalla Commissaria Hübner.

Prima di questa svolta, i fondi erano concepiti come sussidi in favore delle regioni meno favorite e calati dall’alto con un approccio puramente tecnocratico. L’innovazione è consistita in un forte coinvolgimento del partenariato locale, dalle istituzioni agli attori sociali, veri protagonisti del cambiamento.

Se questa impostazione è corretta, i risultati, non sempre brillanti, sono dipesi dallo scarso impegno politico e dallo scarso investimento in risorse umane, in figure capaci di implementare i progetti.

La crisi economica del 2007 ha prodotto nuove faglie sociali in tutte le regioni, creando uno scollamento della coesione sociale maggiore rispetto al passato anche in regioni prospere. Se è giusto rispettare il principio della concentrazione delle risorse, in modo da creare un forte impatto positivo nelle regioni meno favorite, è giusto, d’altro canto, mantenere la dotazione esistente anche per le altre regioni al fine di contrastare le derive in atto.

I cittadini e le autorità locali, i protagonisti

L’approccio che tiene conto innanzitutto del livello locale ha come obiettivo di rendere protagonisti del cambiamento i cittadini e le autorità locali. Il ruolo della Commissione è quello di orientare la concezione e l’implementazione dei programmi di sviluppo verso le priorità decise a livello europeo contrastando le eventuali impasse locali che bloccano l’innovazione, contrastando i circoli viziosi che perennizzano il mancato sviluppo.

Condizionalità

Si sta discutendo in questo periodo di «condizionalità» nella concessione dei fondi. Il Parlamento europeo si è pronunciato in favore di penalizzazioni contro quei paesi che non rispettano lo stato di diritto. Può essere uno strumento di pressione laddove vengano messi in questione i valori fondanti del Trattato e della Carta dei diritti dei diritti fondamentali dell’UE.

Questa forma di condizionalità non rischia però di colpire i cittadini di quello Stato creando ulteriore iniquità?

Laddove la condizionalità sia estesa al rispetto dei parametri di bilancio si può creare un corto circuito che penalizza ulteriormente il paese in questione. Pensiamo alla vicenda greca.  Un’ulteriore penalizzazione rischia di approfondire i problemi relativi alla coesione sociale.