Forse nessun Paese è cosi simile e culturalmente e linguisticamente vicino all’Italia come la Francia. Eppure in questi giorni i nostri due Paesi vivono una crisi diplomatica e politica senza precedenti. O, a ben vedere, un precedente ci sarebbe: quello del 1940 più volte evocato in questi giorni sulla stampa, a cui però è impossibile pensare senza forzare l’orologio della storia e della realtà. La realtà è quella di due Paesi profondamente legati dall’esperienza di centinaia di migliaia di persone che lavorano e vivono al di qua e al di là delle Alpi. Basti pensare alle oltre duemilacinquecento aziende italiane in Francia, a legami culturali così straordinari che basta solo un nome, Leonardo da Vinci – il cui cinquecentesimo anniversario celebriamo insieme quest’anno e che è un simbolo di ciò che ci unisce – a dare il senso del ridicolo di chiunque voglia giocare – nel 2019 – con sentimenti nazionalistici.

Non indaghiamo o commentiamo ulteriormente qui le ragioni di questa situazione. Non è il compito di Europea. Però vogliamo esprimere tutto il nostro sconcerto per quanto accade, senza rinunciare minimamente a un altro sentimento, ancora più profondo: niente può dividerci. Nessun interesse particolare o strategico, nessuna polemica di corto respiro. Siamo francesi e italiani; siamo europei. Viene spontaneo in queste ore pensare a un ponte che lega passato e futuro, storie individuali e collettive. Viene spontaneo pensare a Valeria Solesin e Antonio Megalizzi, figli di una generazione che guarda al mondo, caduti in terra di Francia -vittime europee dell’odio e del fanatismo -, come molti anni prima vi caddero i fratelli Rosselli, simbolo di una generazione in lotta per quella libertà che oggi ci unisce nel comune spazio di pace e diritti che è l’Unione europea. E viene spontaneo alzare lo sguardo, andando indietro nella storia, e pensare a Lazzaro Ponticelli, emigrato italiano e ultimo sopravvissuto dei soldati dell’esercito francese della Prima Guerra Mondiale, che restò in quel Paese dedicandogli la propria vita anche nella ricostruzione. O a Ricciotti Garibaldi, che per la Francia combatté nel 1870 e che per la Francia perse due figli in guerra; figura che unisce il nostro più caro eroe risorgimentale, Giuseppe Garibaldi, alla storia francese.

Il mondo viaggia alla velocità della luce e della trasformazione robotica e digitale che possono mettere in discussione i valori umanistici che insieme abbiamo promosso. Dobbiamo guardare al futuro, e ai comuni impegni; non al passato e a litigi che così poco rappresentano ciò che veramente siamo.