Attraverso la cooperazione territoriale europea, l’Unione promuove lo sviluppo del capoluogo campano mettendo la città in rete con le potenzialità di diversi altri territori europei. Le azioni di cooperazione sono sostenute dal Fondo europeo di sviluppo regionale.

URBACT è invece il programma che promuove lo sviluppo urbano integrato attraverso lo scambio di conoscenze e competenze a livello europeo nell’ambito degli obiettivi di Europa 2020. Nel  quadro del programma URBACT II, Napoli ha quindi partecipato a tre reti per lo scambio delle best practice delle politiche urbane prioritarie i cittadini napoletani. Mentre la prima ha riguardato la rigenerazione del patrimonio urbano portuale (CTUR), la seconda rete è stata incentrata sulle politiche di conservazione e di sviluppo del patrimonio storico (HerO). La terza rete, infine, alla quale Napoli ha partecipato come città capofila, è stata dedicata a “riciclare” strutture abitative esistenti per evitare l’utilizzo di nuovo suolo.

Rigenerazione dell’esistente per ridurre il consumo di suolo

La Rete Tematica USEAct  si è concentrata su una pianificazione urbana in grado di sviluppare nuove opportunità insediative di migliore qualità e ridurre, al contempo, il consumo di nuovo terreno e quello energetico, grazie all’uso di tecnologie edilizie sostenibili, innovative e a basso consumo. Grazie alle attività della Rete, Napoli ha potuto elaborare un piano di azione locale che comprende 3 aree, Montesanto/Avvocata, Porta Capuana, e piazza Mercato. Per l’area Montesanto il progetto “SmartDistrict” prevede il recupero di una parte di un edificio di proprietà comunale (ex sede Azienda Napoletana Mobilità), e di due immobili privati (sede dell’associazione Quartiere Intelligente), per trasformare l’area “in un polo di sperimentazione culturale e artistica in chiave ecologica”. Per Porta Capuana, il piano di rigenerazione comprende i resti della murazione aragonese e due grandi complessi già conventuali (San Giovanni a Carbonara e Santa Caterina a Formiello). Per i quartieri di Pendino e Mercato, si studia il rilancio dei significativi monumenti presenti nell’area e delle sue attività economiche, anche attraverso la realizzazione di fiere periodiche per favorire lo sviluppo di sinergie, sia fisiche che virtuali, tra le imprese artigiane locali ( legate in particolare alle filiere dell’oreficeria e del tessile).

Risvegliare i giganti dormienti

Napoli è capofila anche del progetto di cooperazione “2nd Chance—Waking up the sleeping giants“, che collega altre 13 città europee “sul tema della riqualificazione e del riuso dei grandi immobili abbandonati” e che punta a elaborare , tramite laboratori di urbanistica partecipata in ogni città, strategie e piani di azione locale”. L’idea è di applicare processi di riattivazione collaborativi, con un ruolo attivo per il terzo settore e la cittadinanza, sviluppando strategie per un riutilizzo degli immobili a fini di utilità  pubblica. Il report “Politiche, Programmi e Azioni per la Riattivazione e Riuso di Edifici Vacanti”, raccoglie le buone pratiche sperimentate con successo nell’“ex Asilo Filangieri” e poi trasferite ad altri 7 edifici storici riconosciuti come “bene comune” e utilizzati da diversi movimenti cittadini per attività  socio-culturali autogestite.

Un parco per i Quartieri Spagnoli?

Napoli intende ora affrontare il recupero del complesso della SS. Trinità delle Monache (ex-ospedale militare), grazie alla partecipazione attiva del Gruppo di Supporto Locale (URBACT Local Group) che ha elaborato un piano di interventi per il recupero, la rifunzionalizzazione e la gestione dell’area. Il complesso misura più di 25.000 m2, ed è in una posizione strategica: potrebbe infatti collegare verticalmente la città bassa con la città alta (Corso Vittorio Emanuele, San Martino e Sant’Elmo), attraverso la riqualificazione del percorso panoramico pedonale Pedamentina. Inoltre, grazie alle aree verdi di cui è dotata (16.000 m2), la riconversione della struttura è particolarmente importante in un’area urbana (Quartieri Spagnoli, Montesanto e Olivella) densa e scarsamente dotata di servizi, infrastrutture e spazi comuni, ma che si distingue per le molte iniziative della comunità locale. È prevista quindi la rigenerazione dell’eredità storico-architettonica del complesso e lo sviluppo di sentieri pedonali per connettere la città inferiore alla collina di San Martino, con il recupero della sua area ecologica, per dare finalmente un parco ai Quartieri Spagnoli. Lo sviluppo dell’area vuole poi andare nella direzione di un micro-modello di economia sostenibile, sia ambientalmente (con la riduzione di consumi e il riciclo) sia socialmente (come economia circolare e “incubatore di cittadinanza attiva” attraverso l’uso a scopo civico degli spazi).

Il costo degli interventi per il recupero totale dell’area è di  circa 31 milioni di euro, parzialmente coperto dal Fondo Sociale Europeo e l’Urban Innovative Actions.