La costruzione di un mercato interno comune, in cui beni, servizi, lavoratori e capitali possano circolare liberamente, è fin dalle origini al cuore del progetto europeo.

Libertà è fiducia: beni senza frontiere

Tutti gli Stati membri devono abolire i dazi sulle merci oggetto di scambi transfrontalieri, adottare una tariffa doganale comune verso i paesi terzi e, soprattutto, non ostacolare ingiustificatamente l’importazione dei prodotti che provengono dagli altri Stati membri (articoli 28-37 TFUE).

Per eliminare le barriere ‘tecniche’ ai flussi commerciali, che derivano da norme nazionali diverse a tutela della salute, della sicurezza, dell’ambiente e di altri interessi generali ritenuti fondamentali, l’Unione segue un modello innovativo, unico nella storia della regolazione. Alla base vi è il principio del mutuo riconoscimento, affermato dalla Corte di giustizia già nel 1979: ogni Stato membro deve consentire il commercio sul proprio territorio dei prodotti fabbricati e venduti legalmente negli altri Stati membri. Il presupposto è la fiducia che il livello di tutela offerto dalla legislazione del paese d’origine sia equivalente a quello garantito dalla legislazione nazionale. È possibile applicare misure che restringono la libertà di circolazione solo se vi è la necessità di tutelare interessi generali imperativi e se le misure adottate sono proporzionate allo scopo. Lo Stato che intende avvalersi di questa possibilità deve seguire una specifica procedura di valutazione.

Quando esistono interessi generali da tutelare che potrebbero giustificare restrizioni agli scambi transfrontalieri, l’UE procede ad armonizzare le normative nazionali, stabilendo con regole comuni un elevato standard di tutela. Secondo l’approccio seguito a partire dal 1985, le direttive europee stabiliscono i requisiti essenziali relativi alle prestazioni e alla sicurezza di determinati prodotti, come giocattoli, macchinari, apparecchi elettrici, caldaie, ascensori, materiali da costruzione. Su questa base, gli organismi europei di standardizzazione definiscono le specifiche tecniche alle quali i produttori possono volontariamente adeguarsi, in modo da beneficiare della presunzione di conformità dei loro prodotti e apporvi il marchio CE.

Libertà è non discriminazione: professionisti e imprese senza frontiere

Il diritto europeo garantisce ai professionisti e alle imprese che operano legalmente in uno Stato membro la possibilità di stabilirsi negli altri Stati membri per svolgervi la propria attività, oppure fornire i propri servizi all’estero senza spostarsi dal paese d’origine, come avviene tipicamente nella società dell’informazione (articoli 49-62 TFUE). Agli Stati è richiesto di non discriminare i prestatori di servizi in base alla loro nazionalità e non applicare misure – ad esempio sui requisiti di accesso e sulle modalità di esercizio di un’attività – che possano scoraggiare la scelta degli operatori provenienti da altri Stati di ‘esportare’ la propria offerta.

Anche in questo campo, l’integrazione dei mercati nazionali è affidata al principio del mutuo riconoscimento: ciascuno Stato riconosce l’adeguatezza delle norme e dei controlli a cui il prestatore di servizi è soggetto del paese d’origine e, su questa base, gli consente di esercitare l’attività nel proprio territorio; misure restrittive possono essere applicate solo in presenza di esigenze fondamentali che non sono tutelate dalle norme del paese d’origine, previo un rigoroso esame della misura.

In alcuni settori sono state adottate norme europee che stabiliscono standard minimi di protezione e regimi di cooperazione tra le autorità degli Stati membri, in modo da rendere più agevole l’attuazione della libertà di circolazione. L’armonizzazione ha consentito l’apertura di importanti mercati, quali energia elettrica e gas, comunicazioni elettroniche, servizi postali, trasporti, banche, assicurazioni, servizi di investimento, professioni regolamentate. Nel 2006 l’Unione europea si è inoltre dotata di una direttiva di carattere orizzontale in tema di servizi, che impone agli Stati membri di semplificare le procedure amministrative per l’accesso e l’esercizio delle attività, eliminare le autorizzazioni non necessarie, sottoporre a una valutazione multilaterale le misure regolamentari o amministrative che possono avere un impatto restrittivo sulla libertà di prestazione di servizi.

Libertà è parità, anche nell’ambito pubblico o nello spazio virtuale

Uno stimolo fondamentale alle attività economiche è dato dalle regole europee sugli appalti pubblici, che garantiscono alle imprese dell’UE il diritto di partecipare alle gare nei vari Stati membri secondo una procedura improntata a trasparenza e parità di trattamento. Al buon funzionamento del mercato interno mirano anche le norme che armonizzano i regimi di protezione dei diritti di proprietà intellettuale e prevedono la possibilità di un’unica registrazione dei titoli (marchi, disegni e modelli, in futuro anche brevetti) valida per tutti gli Stati membri. Infine, la strategia europea negli ultimi anni si è concentrata sulla creazione di un mercato unico digitale. Le misure, alcune già varate e altre in via di realizzazione, mirano a migliorare il commercio elettronico e la fruizione di contenuti online – ad esempio rendendo più trasparente il funzionamento dei motori di ricerca e vietando le pratiche di blocco degli accessi ai siti web per ragioni legate alla nazionalità o alla residenza dell’utente – e a creare le condizioni per lo sviluppo di reti digitali e servizi innovativi.