Poiché Napoli è collocata in una regione classificata come svantaggiata rispetto alla media europea, la città ha accesso a numerosi fondi nell’ambito delle politiche europee di coesione. Sta al capoluogo partenopeo il compito di valorizzare al massimo queste risorse per la promozione dello sviluppo sul suo territorio.

Una lenta partenza, ma un alto potenziale

A fine 2018, la Regione Campania ha ratificato l’approvazione definitiva della Commissione europea del Programma Operativo Regionale (POR), il documento di programmazione in cui si elencano i progetti interessati dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Si tratta di uno dei cinque fondi strutturali di investimento tramite i quali l’UE spartisce gli aiuti regionali per lo sviluppo in cooperazione con le amministrazioni locali. Tale fondo è, tra gli altri, quello maggiormente focalizzato sulle attività di innovazione. I finanziamenti sono erogati su un periodo di 7 anni, in questo caso dal 2014 al 2020. Al momento il programma ha in dotazione un ammontare complessivo di 4.1 miliardi di euro, finanziati al 75% dall’Europa (quindi per un ammontare di circa 3 mld) e per la restante parte dallo Stato italiano. Il fondo ha un focus ampio, strutturato su 11 assi principali. Di questi, quelli esplicitamente focalizzati su Ricerca e Innovazione, Tecnologia e Comunicazione Agenda Digitale e Competitività del sistema produttivo  totalizzano circa un quarto del totale.

I tempi per l’approvazione del POR FESR hanno già portato via quattro dei sette anni del ciclo corrente di finanziamenti. Tutto ciò inficia sull’efficacia dei finanziamenti e sull’effettiva capacità di spesa. Tuttavia la somma investita è ingente e una parte dei progetti ha già cominciato a ricevere fondi.

Il sostegno alle Università e al Comune di Napoli

Per il capoluogo campano ad oggi sono stati già stanziati circa 31 milioni di euro, su progetti che si focalizzano principalmente su progetti di cooperazione e trasferimento tecnologico tra le università e le PMI o per la creazione di reti di imprese.

9 milioni sono stati stanziati per l’ammodernamento infrastrutturale delle reti di telecomunicazione o per progetti relativi alla banda larga. Restano da menzionare 6 milioni investiti per migliorare l’accesso alle informazioni del settore pubblico o all’istruzione, come la creazione di banche dati digitali, o applicazioni a supporto della mobilità urbana per sostenere il turismo. I principali enti beneficiari di questo tipo di fondi restano l’Università di Napoli e il Comune, che spesso agiscono da coordinatori per i singoli progetti.         

Sovvenzioni dirette, dai sistemi di allerta sismici agli investimenti per il porto di Napoli

Napoli usufruisce anche di sovvenzioni dirette da parte dell’Ue per le attività di innovazione. Si tratta di progetti la cui richiesta di fondi all’Ue non necessita di mediazione da parte delle amministrazioni locali.In questo ambito Napoli ha ottenuto il finanziamento di tre progetti per un totale di circa 271 milioni. Il primo ha previsto tra il 2007 e il 2013 la rimessa in azione di cinque impianti per il trattamento dell’acqua, in modo da migliorarne l’efficienza energetica, aumentare l’offerta idrica e creare posti di lavoro. Il secondo ha portato alla realizzazione, tra il 2011 e il 2014, di un sistema di preavviso dei fenomeni sismici, realizzato da  team internazionale. Il terzo progetto ha portato alla realizzazione del Sistema integrato portuale di Napoli, dotandolo di miglioramenti logistici e organizzativi per meglio dirigere il traffico di navi e merci.

Fondi Horizon 2020 e le eccellenze del settore privato L’ultima importante fonte di finanziamento per progetti innovativi a Napoli sono i fondi del progetto Horizon 2020. Si tratta di un fondo gestito dalla Commissione europea e specificamente indirizzato al sostegno di ricercatori e imprese. A Napoli, tale fondo finanzia circa 130 progetti per un ammontare totale di 47.3 milioni, come si può notare analizzando la lista dei beneficiari. Si tratta per il 70% di privati e imprese e al 23% di centri di ricerca. I fondi maggiori sono stati assegnati ad imprese del settore dell’aeronautica, come Magnaghi Aeronautica, 5.8 milioni, o Tecnam, 2.6 milioni. Non mancano anche progetti nuovamente legati ai fenomeni sismici – come nel caso dell’impresa SCARL che ha ottenuto 2.8 milioni per progetti sull’edilizia antisismica – o studi su tecnologie avanzate – come il caso del consorzio di imprese C.R.E.A.T.E., 2.5 milioni per diversi studi, anche in collaborazione con altre aziende europee.