Il primo dibattito pubblico per le elezioni europee in Francia, che ha visto la partecipazione ad una trasmissione televisiva dei 12 candidati capilista, ha affrontato diversi temi tra i quali immigrazione, fiscalità, ecologia. Ma non solo. Si è parlato di Europa, in particolare del costo dell’Europa, dei suoi vantaggi e svantaggi, della politica estera e del ruolo dell’ONU, dei trattati di libero scambio e delle ridistribuzioni previste per il nuovo budget dell’Unione. Un dibattito di oltre due ore, in cui si sono menzionate anche le scelte strategiche dell’Unione in materia di allargamento, come ad esempio la questione della potenziale entrata della Serbia nell’Unione Europea nel 2025.

Una discussione approfondita, sul modello americano, che faccia luce sulle scelte dei diversi partiti in merito alle questioni europee, in Italia al momento manca. L’approccio alle elezioni europee rimane generico e prende come riferimento prevalentemente i temi nazionali, limitandosi spesso a riprodurre le logiche che animano le discussioni in Parlamento e sui social network come oggetto sul quale forgiare le decisioni in materia europea. La politica estera italiana attuale soffre profondamente di un provincialismo che appare diffuso e che sembra avere radici profonde.

Le elezioni europee, però, riguardano il futuro dell’Europa, entità istituzionale che viene rappresentata al grande pubblico in genere ancora attraverso dichiarazioni che appaiono a volte strumentali e che non sono corredate da un lavoro di analisi e di “fact checking” assolutamente indispensabile – al quale “Europea” sta dando un contributo importante.

L’Europa dove si forgia l’economia, dove vengono decise le linee guida della politica estera, commerciale, ambientale, rischia di essere rimpiazzata al momento del voto dall’Europa delle fake news, della propaganda a causa di una scarsa conoscenza degli obiettivi e degli strumenti importanti attraverso i quali ogni cittadino può “fare” l’Europa.

La campagna per le elezioni europee si svolge al momento in gran parte affidando un messaggio politico di rivolta contro il sistema, che vuole strumentalizzare una rabbia sociale profonda che poco a che a fare con l’Europa e che invece spesso deriva da opinabili scelte politiche più vicine. Quegli slogan sono gli stessi che hanno dato vita a quel passaggio istituzionale drammatico in cui si dibatte con grande sofferenza il Regno Unito: la Brexit.

Di cosa dobbiamo discutere?

Che Europa vogliamo, quando affermiamo che vogliamo un’Europa diversa? E quali sono le responsabilità dell’Italia affinché i tanti evocati cambiamenti possano realizzarsi, partendo dal livello nazionale? Di questo sarebbe interessante discutere, mettendo a confronto i capilista, le loro idee sull’Europa e gli obiettivi di riforma, settore per settore.

Le relazioni internazionali vivono un momento di tensione particolarmente acuta. Le scelte di politica estera e commerciale degli Stati Uniti, con l’introduzione di relativi dazi e barriere, hanno un’influenza significativa sull’Italia. Le conseguenze per l’Europa della firma dei protocolli con la Cina, le urgenti scelte in materia di politiche ambientali, le discussioni relative al futuro budget europeo (dal quale dipenderanno le scelte politiche), la questione della Turchia e dei Balcani (non solo in chiave di allargamento e cooperazione ma anche relativamente alla gestione della migrazione e alla stabilità del vicinato europeo) sono solo alcuni dei temi sui quali il dibattito dovrebbe essere promosso. Quali sono le posizioni dei partiti che porteranno i rappresentanti dell’Italia in seno al Parlamento Europeo e quali le loro intenzioni (anche di alleanze) per realizzare quei cambiamenti tanto acclamati?

L’Alto Rappresentante Mogherini ha svolto un lavoro di altissimo profilo sulla scena mondiale, in un momento storico molto fragile ed il prossimo Parlamento Europeo dovrà fare i conti con scelte suscettibili di conseguenze importanti non solo sui Paesi dell’UE ma sulle politiche di vicinato: le relazioni dell’Unione con la Russia, la questione Ucraina, le scelte relative alle forze di difesa europea toccano direttamente gli interessi italiani. Allora diventa fondamentale poter proporre al pubblico un dibattito approfondito e realista sulle scelte da realizzare.

L’Europa, il fulcro di un continente che vive nella pace

Per affrontare con fermezza la propaganda dei populismi e nazionalismi dobbiamo ripartire dal considerare l’Europa non come un’area geografica che si estende a nord del Paese, ma come cuore e fulcro di un Continente che ha scelto la pace dopo i 55 milioni di morti causati dalla Seconda Guerra Mondiale, casa e garante di una unità che è l’unico argine ai conflitti, così come Kant aveva scritto già nel 1795 nel suo trattato “Per la Pace Perpetua”. Oggi l’Europa è una realtà senza frontiere, con il collante di 74 anni consecutivi di pace: molto più di un progetto economico e con tanta strada ancora da fare.

L’Europa in cui l’Italia deve poter riscoprire un proprio ruolo positivo e motivato, lavorando a fianco della Commissione per realizzare obiettivi condivisi, non è un’Europa cassa di risonanza dei problemi italiani.  

Gli organi di informazione nazionali hanno un’incredibile responsabilità nelle prossime settimane, che è quella di lavorare affinché siano le notizie, i dibattiti e le discussioni approfondite a circolare. Il rischio da evitare è quello di eleggere rappresentanti poco preparati per le scelte europee, indebolendo ulteriormente l’Italia, togliendole gli strumenti necessari a riacquisire autorevolezza e a garantirsi un posto di primo piano nelle scelte e discussioni in Europa.