Le previsioni della Commissione Europea appena uscite rivedono al ribasso la crescita economica per l’intera Eurozona, all’1,2% nel 2019 e all’1,5% nel 2020. I paesi più colpiti sono la Germania e l’Italia. L’Italia rimane tuttavia il fanalino di coda, con un aumento del prodotto lordo di solo lo 0,1% nel 2019 e dello 0,7% nel 2020, superata anche dalla Grecia.

La performance deludente deriva in particolare da un contributo negativo degli investimenti privati e dall’aumento del tasso di risparmio delle famiglie, che risentono dell’incertezza del quadro economico e politico.

L’Italia è l’unico paese dove l’occupazione è prevista in calo per l’anno in corso. Il tasso di disoccupazione dovrebbe risalire dal 10,6% nella media del 2018 al 10,9% nell’anno in corso e all’11% nel 2020.

Per quel che riguarda le finanze pubbliche, la Commissione non prende in considerazione l’ipotesi che le clausole di salvaguardia vengano disinnescate con un aumento dell’IVA nel 2020, facendo salire il disavanzo al 3,5% e il debito pubblico al 135,2%. Il saldo primario dell’Italia scenderebbe dall’1,6% del Prodotto lordo alla fine dello scorso anno allo 0,3% nel 2020.

È da notare la differenza con il Documento di Economia e Finanza predisposto dal Governo nell’aprile scorso, che prevede invece il disinnesco delle clausole di salvaguardia attraverso un aumento dell’IVA, pari a un punto e mezzo di Pil e tale da mantenere il disavanzo pubblico al 2% nel 2020 e il debito pubblico in calo. La crescita risulterebbe maggiore di quella prevista dalla Commissione europea, in base all’ipotesi che l’aumento dell’IVA abbia un effetto negativo molto contenuto sui consumi.

Le previsioni europee non scontano alcun impatto dell’aumento del deficit e del debito pubblico italiano sui mercati finanziari. Se, invece, l’aumento significativo del debito generasse preoccupazioni sui detentori di titoli di stato, un eventuale aumento dello spread produrrebbe effetti negativi immediati sulla crescita, accentuando la dinamica negativa del debito.

Se si verificano queste previsioni, l’Italia sarebbe l’unico paese europeo nel quale il tasso d’interesse sui titoli di stato a medio-lungo termine (2,60%) è superiore al tasso di crescita del prodotto nominale (0,7% per il Pil reale e 1% per il deflatore del Pil nel 2020), creando, in assenza di forti misure correttive, condizioni per una potenziale crescente instabilità del debito pubblico.