Per volontà del presidente Donald Trump, gli Stati Uniti hanno abbandonato l’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) e reintrodotto le sanzioni contro la Repubblica islamica. L’Unione europea risponde con lo “Special Purpose Vehicle” (SPV), un sistema per supportare gli scambi commerciali da e verso l’Iran ed effettuare i relativi pagamenti senza esporre le aziende europee al rischio di ripercussioni da parte degli Stati Uniti.

Come funzionerà l’SPV?

L’SPV funzionerà come una forma sofisticata di baratto, o permuta: le esportazioni iraniane verso l’Europa permetteranno a Teheran di accumulare un credito che potrà essere utilizzato per l’acquisto di prodotti europei. Per esempio, vendendo merci iraniane a controparti francesi, l’Iran disporrà di un credito corrispondente al valore della transazione da utilizzare per l’acquisto di merci italiane.

L’SPV si chiamerà ufficialmente INSTEX (Instrument in Support of Trade Exchanges) e avrà come base “fisica” una società che gestirà il canale finanziario che renderà possibile effettuare gli scambi, senza il bisogno di transazioni finanziarie dirette. La società, che ha i governi di Francia, Germania e Regno Unito come azionisti, è registrata in Francia – all’indirizzo del ministero dell’economia e della finanza francese – ed è guidata dal tedesco Per Fischer. Le attività dell’INSTEX saranno supervisionate da un board di tre diplomatici: Simon McDonald, sottosegretario del Foreign Office UK (che presiede il board), Maurice Gourdault-Montagne (attuale segretario generale del Quai d’Orsay) per la Francia e Miguel Berger (direttore affari economici al ministero degli esteri tedesco) per la Germania. Questa ripartizione di competenze – uno dei nodi più difficili da sciogliere, tanto da concorrere a ritardare il momento del lancio del Veicolo – sembra essere dettata dalla volontà di ripartire la responsabilità dell’SPV tra i principali alleati americani in Europa (nonché i Paesi che hanno partecipato al negoziato sul nucleare con l’Iran), ed evitare dunque di esporre un solo Stato al rischio di ripercussioni statunitensi. Lo scorso settembre, infatti, subito dopo l’annuncio della volontà di creare il Veicolo da parte dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, il segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin aveva messo in guardia gli europei dal procedere alla sua creazione, minacciando l’intenzione di sanzionare qualunque meccanismo venisse creato per evitare le sanzioni USA.

Uno strumento europeo per difendere l’interesse europeo

L’Unione europea ha però ritenuto nel suo interesse e in quello degli stati membri di procedere alla sua creazione, allo scopo di assicurare la sopravvivenza dell’accordo sul nucleare (Joint Comprehensive Plan of Action, JCPOA) raggiunto nel luglio 2015 e messo gravemente a rischio dalla decisione dell’attuale amministrazione statunitense di reintrodurre le sanzioni contro l’Iran. Negli scorsi mesi Teheran ha infatti messo ben in chiaro di essere pronta a riprendere il proprio programma nucleare se non si fosse trovato il modo di assicurare i benefici economici che erano stati concordati.

In un primo momento l’SPV verrà utilizzato per il commercio di beni alimentari e altri beni afferenti al campo umanitario come le medicine, dunque beni non oggetto di sanzioni Usa. La vera sfida sarà riuscire a utilizzarlo anche per le transazioni di beni oggetto di sanzioni Usa (ma non Ue), come il petrolio. Considerando infatti che l’intero meccanismo si basa su un sistema di accumulazione di credito, non è chiaro quanto credito l’Iran potrà accumulare attraverso l’esportazione di prodotti non petroliferi. Nel 2017, anno della massima ripresa degli scambi commerciali tra Ue e Iran conseguente all’entrata in vigore del JCPOA, il 90% delle esportazioni iraniane verso l’Europa consistevano in petrolio e derivati, mentre il valore dei prodotti non petroliferi esportati è stato pari a meno di un miliardo di euro. Questa considerazione, unita al fatto che dallo scorso novembre in Iran i prezzi dei prodotti alimentari sono del 60% e quelli dei medicinali di circa il 20%, ridimensiona le aspettative circa l’SPV e fa intuire come la strada sia ancora in salita.

Ciononostante, esso rappresenta una prima importante iniziativa in grado di dare attuazione concreta a posizioni europee e lancia un forte segnale politico a Washington: l’Unione ha un interesse comune per preservare la sicurezza nella regione mediorientale e globale – di cui considera il JCPOA un tassello fondamentale – e ha intenzione di agire per tutelarlo.