Secondo giudizi che si sentono a volte nel nostro paese, la vigilanza della Banca Centrale Europea (BCE) penalizzerebbe con la sua eccessiva severità le banche italiane rispetto a quelle di altri paesi, frenando il credito e arrivando perfino, complici nuovi ed eccessivi vincoli imposti dall’Europa, a mettere a volte in pericolo i risparmi degli italiani. La realtà però è ben diversa.

Perché vigilare?

Da circa cinque anni la BCE vigila sulle principali banche dell’eurozona (120 gruppi bancari, responsabili di gran parte del credito erogato nell’area); la sorveglianza delle piccole banche (numerose ma meno rappresentative) è rimasta in mano alle autorità nazionali. Il passaggio di consegne all’Europa si è reso necessario, dopo la crisi, per varie esigenze: attenuare il legame fra banche e bilanci nazionali, che era fonte di rischio sistemico; attuare una disciplina bancaria coerente a livello europeo, dati gli stretti legami esistenti fra le economie e i sistemi finanziari dell’eurozona; esercitare un controllo più attento sul comportamento dei banchieri, nell’interesse delle famiglie che vi affidano i propri risparmi e dei contribuenti, chiamati a volte a sopportare il costo delle crisi; e spostare, in una certa misura, il costo delle crisi dai singoli paesi all’Europa.

Banche più solide, risparmi più sicuri

In collaborazione con le autorità bancarie dei paesi membri (da noi, la Banca d’Italia) la vigilanza BCE già nel primo quinquennio ha ottenuto risultati di grande importanza. Ha fortemente migliorato la qualità dei bilanci bancari, riducendo l’incidenza dei crediti insolventi e dei rischi di mercato. Ha aumentato la capitalizzazione, cioè la solvibilità, delle banche, a tutto vantaggio della sicurezza di coloro che vi affidano i loro risparmi. È intervenuta, nei limiti dei propri poteri, per migliorare sotto il profilo etico e professionale il comportamento dei dirigenti e degli amministratori delle banche. Ha favorito l’ordinata uscita dal mercato di alcune banche prossime al fallimento.

Il sistema bancario italiano ha beneficiato più di altri dell’azione della vigilanza BCE. La qualità dei bilanci delle nostre banche è migliorata, non solo in assoluto ma anche rispetto alla media degli altri paesi dell’eurozona.  Le banche si sono ricapitalizzate prevalentemente raccogliendo fondi sul mercato, risparmiando quindi risorse pubbliche, anche grazie alla fiducia accordata alla vigilanza BCE. L’erogazione del credito è migliorata, sia dal punto di vista quantitativo (il credito è tornato a crescere, mentre prima ristagnava o addirittura si riduceva), sia qualitativo (con la riduzione dei costi del finanziamento). I miglioramenti del sistema bancario italiano, riconosciuti da tutti gli osservatori, hanno subito una battuta d’arresto negli ultimi tempi, a causa dell’aumento dello spread e del connesso “rischio-Italia”. Ma i progressi di natura strutturale restano, e creano le condizioni per ulteriori progressi in futuro.

Verso l’Unione bancaria

La vigilanza Europea non opera nel vuoto, ma è parte di un insieme di riforme che vengono chiamate, nel loro complesso, “unione bancaria”. Il fine ultimo è condividere con gli altri paesi non solo i controlli sulle banche, ma anche i costi e i rischi delle crisi. L’unione bancaria non è completa: oltre alla vigilanza comune, è stata creata un’autorità europea per la gestione delle crisi delle banche di maggiore dimensione, e vi è stato annesso un fondo europeo per finanziare queste crisi, la cui capienza aumenta nel tempo. Manca ancora un sistema unico di assicurazione dei depositi. Il completamento del disegno complessivo risponde profondamente agli interessi dell’Italia. Per favorirlo è necessario proseguire nel risanamento delle nostre banche e partecipare alla vigilanza unica con spirito magari talvolta anche critico, ma sempre costruttivo.